Jirinden (72) Non è degno avere a che fare con persone che agitano armi ed armature.
「Heiki sengu wo teburu mono woba mono no kazu tomo suru ni tarazu」(Heishū Jirinden, Vol.III , Akki)
・Chi sventola armi e armature non merita nemmeno di essere preso in considerazione.
La parola “aku” (握[1]) significa “afferrare” ed è l’atto di tenere qualcosa con la mano. A mio parere, a causa della sua condizione sociale il bushi (guerriero) è abitualmente posto tra la sicurezza ed il pericolo, ed oscilla tra la vita e la morte; anche se si trova difronte ad una situazione imprevista non va in agitazione, ma si comporta normalmente, proprio come nel caso della partenza di un corriere espresso o dell’intervento di una squadra di pompieri. Tuttavia, nel momento in cui si incontrano situazioni particolarmente gravi, come l’essere afferrati o minacciati, lo spirito vacilla, ma se ti sforzi di seguire sempre la giusta Via, come tua propria essenza, nulla e nessuno potrà contrastarti. Si chiama “akki” (握気) lo stato mentale di colui che non si associa a gruppi che partecipano ai conflitti.
Non c’è nessun merito nell’avere a che fare con persone che agitano armi ed armature. E’ un insegnamento affidabile: se si pratica la giusta Via è possibile dominare un avversario persino senza avere le armi.
[1] Il kanji “握” (aku) significa “afferrare” e “気” (ki) significa “stato d’animo”. In altre parole, “akki” significa “lo stato d’animo di tenere qualcosa saldamente”.
(Presentato da Yuji Wada, Costantino Brandozzi, Constantin von Richter, Keith Tang)



